Le primarie servono come il pane al centrodestra.

Non certo per scimmiottare le primarie-farsa del Pd, dalle quali infatti occorre differenziarsi, sia nella formula sia nel controllo (da noi deve votare solo chi abbia la tessera elettorale).

Ma per tentare di innescare un protagonismo mediatico del centrodestra che sia basato sui contenuti, sulle proposte, sulle idee. Coinvolgendo i cittadini (e non solo pochi segretari di partito in una stanza chiusa) nella scelta di leader e programmi.

Noi proponiamo (e abbiamo depositato alla Camera e al Senato) uno schema di elezioni primarie sul modello americano: non la lotteria di un giorno, ma una corsa lunga, territorio per territorio, più convention finale. Solo così i candidati e le rispettive aree culturali sarebbero costretti a tirare fuori un’agenda credibile: esponendosi a un trimestre di verifiche, dibattiti, anche di attacchi e critiche, ed essendo incentivati a dare il meglio di sé e non solo ad affidarsi a qualche slogan.

Solo così si può avere una vera sfida di idee, e solo così tutti i candidati sarebbero davvero in grado di correre per vincere.